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Generale : DIFENDIAMO LA FILIERA AGRICOLA DEL TERRITORIO
Inviato da : Admin Giovedì, 07 Maggio 2009 - 09:20
News

 FEBBRE SUINA E ABITUDINI ALIMENTARI

A causa della recente epidemia di febbre suina che sta colpendo anche gli esseri umani, l'eccessivo allarmismo può indurre il consumatore a eliminare totalmente dalle proprie tavole la carne di maiale.

Meglio dunque ribadire alcune importanti precisazioni: il Ministero della Salute e delle Politiche Agricole e Alimentari, come del resto tutti gli esperti e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono concordi nel dire che il virus H1N1, responsabile dell'epidemia in Messico, non si trasmette consumando carne di maiale. Ciò significa che la trasmissione della malattia non avviene per via alimentare, ma attraverso il contagio tra esseri viventi.

Certo il problema esiste e questa nuova epidemia, dopo la sindrome della mucca pazza e l'aviaria, tira in ballo di nuovo la questione del benessere dell'animale. Molti studiosi sospettano uno stretto legame tra il metodo di allevamento industriale, dove gli animali vivono ammassati l'uno contro l'altro in condizioni che poco hanno a che fare con la vita naturale, e la febbre suina. Sembra molto probabile infatti che il contagio, ma soprattutto la mutazione dei virus siano più facili dove vi sia una grande concentrazione di animali come può avvenire negli allevamenti industriali, dove gli esemplari sono sottoposti a stress e a continui trattamenti terapeutici, per cui si generano le condizioni migliori per la trasformazione dell'agente virale.

Oltre all'allevamento, un altro aspetto su cui porre massima attenzione è il trasporto animale, visto che il contagio avviene quando il suino infetto è vivo. Per questo motivo i controlli e i monitoraggi del Dipartimento Sanità Pubblica Veterinaria devono essere più che mai precisi e accurati.
Il fenomeno della febbre (o influenza) suina pone inoltre nuovi interrogativi sulla clonazione animale, la creazione cioè di esseri identici come corredo genetico. Tutti questi esemplari potrebbero trovarsi completamente indifesi nei confronti di un determinato virus. Bisogna quindi tutelare e diffondere la biodiversità animale, uno degli strumenti più efficaci per evitare pandemie.

Difendiamo la filiera agricola del territorio, che garantisce la riduzione dei passaggi di mano e trasparenza ai consumatori. Peraltro, una filiera corta ha ricadute positive anche sull'ambiente: basti pensare che prima di raggiungere il consumatore finale ogni prodotto compie in media 2500 km, e che per fornire una caloria alimentare se ne consumano sette per il trasporto. Dobbiamo comunque confrontarci con la grande distribuzione organizzata promuovendo l'apertura di un tavolo di confronto, affinché venga riservato uno spazio privilegiato ai prodotti italiani di qualità.

Iniziamo proprio a tavola con lo SLOW FOOD, contro l'appiattimento del FAST FOOD riscopriamo la ricchezza e gli aromi delle cucine locali.




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