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Inviato da Admin 28 Gen 2010 - 09:41

L'EUROPA DEI BANCHIERI E DEI BUROCRATI

     La nascita ed il consolidamento degli stati nazionali, frutto del giacobinismo nato dalla rivoluzione francese, ha costituito la dannazione dell'Europa contemporanea a causa di continue guerre fratricide che l'hanno a tal punto indebolita da essere considerata un nano politico.  Secondo Gianfranco Miglio è necessario, per costruire un futuro  positivo, che l'Europa si dia una struttura federativa tale da realizzare al meglio l'idea di Charles De Gaulle ovvero l'Europa delle patrie. Al contrario, costruire un'unità intorno a parametri centralizzati e finanziari anziché sulla base delle realtà storiche e culturali, porterà al fallimento.



  La cancellazione delle identità, perseguita pervicacemente dall'elite eurocratica, ha dato nuovo fiato alle mai sopite volontà secessioniste e se nel nostro Paese certa classe dirigente vede solo il pericolo Padania rinfreschiamo loro la memoria elencando le possibili fratture come: la Scozia ed il Galles nel Regno Unito; l'Euskadi e la Catalogna in Spagna; le Fiandre e la Vallonia in Belgio; il Sud Tirolo in Italia e la Repubblica serba di Bosnia. 

      La via scelta dal trattato di Maastricht, che ha conferito alla BCE tutti i poteri monetari e conseguentemente anche quelli economici, esercitando tale funzione svincolata da qualsiasi organo politico, salvo poi scaricare su questi ultimi eventuali guasti economici, è proprio quella sbagliata. L'Euro, moneta astratta arrivata troppo presto, ideata da un dispotismo illuminato, che ha preferito privilegiare gli aspetti finanziari voluti dai banchieri prima di tutelare il cittadino comunitario che ha subito impotente un fortissimo incremento del costo della vita, è l'esempio di tali scelte.   Si va inoltre consolidando, per quanto riguarda l'iter delle scelte politiche, un metodo affatto democratico, che assomiglia molto a quello del politburo sovietico, di prendere decisioni da parte di elite ristrette, non facenti parte delle commissioni e neppure dell'europarlamento, affiliate ad latri organismi.  Uno di questi organismi è il gruppo o club del BILDERBERG che comprende i vertici politici, finanziari, industriali, mediatici e militari dei paesi occidentali.  Alla riunione annuale del club, tenutasi in Grecia nel Maggio 2009, era presente anche il Presidente della Commissione europea Barroso ed uno dei temi discussi è stato il trattato di Lisbona, un assieme di 463 articoli redatti con il metodo dei rinvii a testi non inclusi nei trattato, quindi illeggibile, ma che comunque darà all'UE enormi poteri nei confronti degli stati membri che verrebbero relegati a governi provinciali.

     La volontà di rendere inoffensivi i governi nazionali democraticamente eletti è evidenziata anche dalla metodologia usata dove si è potuto votare per un referendum pro e contro il trattato stesso,  non in Italia perché si è malauguratamente espresso il parlamento, zeppo di euro entusiasti a cominciare dall'uomo del colle.   Si veda cosa è accaduto in Irlanda: dopo il primo voto, che è stato una bocciatura per il trattato, si è imposto di rivotare ottenendo il successo voluto.  Pensate che si potrà votare un'altra volta? Giammai! Ora non si voterà mai più per quell'argomento, a lor signori va bene così; però se ci fosse stata un'altra bocciatura si sarebbe votato all'infinito fino ad ottenere il risultato voluto. Questa non è democrazia è dispotismo.

     La mancanza di democrazia voluta dalle elite che operano nell'ombra è ulteriormente  evidenziata dal metodo col quale sono stati "scelti", quindi non votati, il presidente dell'Unione ed il suo ministro degli esteri.  La sera del 12 Novembre scorso, durante una cena ristretta presso un castello alle porte di Bruxelles, i rappresentanti del club BILDERBERG, fra i quali c'erano il primo ministro olandese, il segretario di stato per gli affari esteri inglese ed il primo ministro belga, hanno scelto i nomi del presidente e del ministro degli esteri dell'Unione, ignorando volutamente eventuali pareri dell'europarlamento e quindi degli elettori europei.  La scelta come è noto è caduta sul primo ministro belga Van Rampuy quale presidente e sulla iper atlantista inglese baronessa Ashton.  La scelta è sicuramente di basso profilo come strombazzato da tutta la stampa ma soprattutto è affine ai voleri del succitato club.  In quanto al signor Van Rampuy è un cattolico fiammingo alla Romano Prodi, del quale è buon amico, è uomo sicuro del club e gradito all'onnipotente asse franco tedesco.

     In sostanza questa comunità europea è un super stato in stile Unione Sovietica, dove il popolo non conta nulla, che da una parte è manipolato da una burocrazia presa da deliri di onnipotenza, si pensi al diametro dei piselli, al cioccolato senza burro cacao, alla curvatura dei cetrioli, ecc., che produce consapevolmente norme a raffica per giustificare se tessa e i propri costi e dall'altra governata da un'elite di potentati che prendono insindacabili decisioni a porte chiuse alla faccia dei popoli europei.



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